mercoledì 3 giugno 2015

preghiera di PADRE DOLINDO - servo di DIO

La vita è una prova e una croce continua, ma io non mi turbo, poiché credo in te, e so che Tu mi hai preparato il posto nella vita eterna, affinché anch’io sia dove sei Tu. Sei in me, pegno di questa tua promessa, via per farmela conseguire, verità che m’illumina, vita che mi vivifica. Per te vado da Dio degnamente, per te lo conosco, per te lo amo. Io credo che Tu sei nel Padre e il Padre è in te, e credo che Tu mi doni la tua vita perché io operi in te. Donami questa grande grazia, affinché Dio sia glorificato in me.        

Mandami lo Spirito Santo che mi vivifichi tutto, mi riempia del tuo amore, mi faccia osservare i tuoi comandamenti e rimanga in me come vita della mia vita, affinché io compia ciò che tu vuoi, e ti ami con le opere sante della mia vita.        

Non sono capace di pregare, e Tu sii voce della mia preghiera, o Verbo eterno, affinché Dio sia glorificato per te. Non sono capace di mantenere ciò che ti prometto, perché vengo meno alla prima occasione, e Tu per il tuo Nome, per la tua gloria, e affinché io non sia degenere da te che mi hai incorporato a te, concedimi di esserti fedele e di amarti.

Padre Dolindo - Servo di Dio

sabato 13 settembre 2014


Federico Di Leo @Fe_DiLeo 
Oggi è S. Giovanni Crisostomo venerato in Oriente e Occidente "Basta un uomo pieno di zelo per trasformare un popolo"

lunedì 17 marzo 2014

JESUS CHRIST


Massimo Vincenzi per "la Repubblica"

Quando non ci sono più idee, serve un miracolo e chi meglio di Cristo? Un famoso manager di Hollywood commenta così il ritorno sulla scena americana di produzioni a sfondo religioso. E il miracolo arriva anche questa volta, l'ultimo della serie,
Son of God, fa il pieno ai botteghini Usa con oltre 26 milioni di dollari nel primo week-end e un passo costante che lo porta a sfiorare i 50 milioni.
Il film viene da un marchio di origine controllata, la serie tv The Bible diventata un culto l'anno scorso su History Channel con punte di oltre 11 milioni di spettatori, impensabili sino ad allora per quel canale. Un successo così eclatante da convincere i produttori a portarla sul grande schermo e, nonostante ci sia poco o niente di nuovo da vedere, il pubblico corre comunque ad affollare i cinema.
Giornali e televisioni coprono l'evento dedicando prime pagine e ore di approfondimenti in prima serata. Gesù offre, tra le altre cose, la garanzia di non passare inosservati: negli ultimi mesi c'è la conferma di una novità assoluta, arrivano film, serie tv e libri dedicati al Figlio di Dio. Diversi tra loro, dalle grandi produzioni alle avventure simil amatoriali, da scrittori affermati come il Nobel Coetzee ad autori in cerca di fama, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua idea, ma tenuti insieme dalla voglia di raccontare "la storia più affascinante del mondo".
Hollywood lo aveva capito in anticipo, negli anni gloriosi tra il Cinquanta e il Sessanta, con i "polpettoni" biblici, poi è scattato il tempo della trasgressione con il musical
Jesus Christ Superstar e ora arriva la consacrazione popolare. «C'è voglia di religione», giurano nei dibattiti gli esperti di fede dichiarata, in realtà c'è voglia di «un Messia che cammini in mezzo a noi», come canta in apertura dei suoi concerti il rapper Kanye West, strappando urla di gioia dal pubblico.
«È ovvio che accada: Cristo è la figura più importante degli ultimi duemila anni, è alla base della civiltà occidentale: interessa tutti », spiega Reza Aslan docente di storia delle religioni e autore a sua volta di un bestseller, Gesù il ribelle, che ha acceso più di un dibattito: «Penso che siano discussioni inutili, quello che ci vuole è il rispetto delle opinioni altrui, ma non si può immaginare che nessuno ne parli. Come studioso, ho cercato di dividere il mito dalla realtà. I registi e gli scrittori di romanzi invece declinano la storia secondo le loro sensibilità».
Ma le polemiche arrivano puntuali. Dieci anni fa toccò a Mel Gibson e alla sua
La passione di Cristo che detiene tuttora il record di dollari guadagnati da una pellicola con i sottotitoli: 600 milioni. Incassi cresciuti proporzionalmente con i veleni: «È un horror», «No, finalmente mette in scena la vera sofferenza di Nostro Signore», impossibile accontentare tutti. Adesso il copione si replica con Son of God.
I produttori, marito e moglie, Mark Burnett e Roma Downey sono credenti e il loro è un messaggio di evangelizzazione: «Siamo cristiani e siamo felici di diffondere la nostra fede a Hollywood. Il nostro film è una storia di sentimenti, e vogliamo condividere con il resto del mondo l'amore di Gesù verso gli altri». Ad appoggiarli alcuni importanti
leader religiosi, come il pastore Rick Warren, che ha comprato migliaia di biglietti e organizzato visioni per i suoi fedeli.
Ma non tutti la pensano così. Nel mirino finisce il protagonista, il portoghese Diogo Morgado, che, secondo l'accusa, «sta a metà tra Brad Pitt e Bradley Cooper, sembra un modello e si muove in maniera troppo sexy». E la scrittrice ultra cattolica Jennifer Roback Morse aggiunge un altro tema: «Il film non è inerente alle Scritture. Avviene tutte le volte: i registi, che pure hanno tra le mani la più bella sceneggiatura di tutti i tempi, si divertono a cambiarla. Pensano di poterlo fare perché considerano Gesù un personaggio di fantasia, una figura pop da reinventare a seconda delle esigenze di scena».
Questa volta la variazione sul tema è meno evidente che in altri casi: «È una versione de
La passione di Cristoripulita, meno cupa e meno violenta », scrive il New York Times per
sottolineare la vicinanza ai testi biblici. Questo Figlio di Dio è meno hippy, meno rockettaro di quello visto in altre produzioni: a dispetto del fisico possente, sfoggia sguardi dolenti, pieni di spiritualità.
Le polemiche producono cloni. C'è un regista e produttore, John David Ware, che usa una scuderia di dilettanti e di giovani apprendisti per sfornare a ripetizione corti sulla vita del Messia, che poi lui distribuisce a chiese e circoli religiosi americani: è un'invasione che riscuote scene di entusiasmo. Adesso arriva anche Russell Crowe con il suo Noè e su Twitter l'attore non resiste alla tentazione: «Santo Padre, venga a vedere il mio film, ha un messaggio forte».
Anche la produzione letteraria subisce una nuova accelerazione. Meno di un anno fa, scala le classifiche di tutto il mondo John Niven, promettente star della scrittura anglosassone, con il suo A volte ritorno, che sciocca i credenti più ortodossi, immaginando uno strano Messia che, pur di salvare un'umanità ormai perduta, arriva a partecipare a un talent show tipo X Factor.
Un libro divertente, che ricorda in alcuni passi le Lettere dalla Terradi Mark Twain, uno dei primi esempi di umorismo applicato a Cristo. Il record dell'irriverenza spetta a Andrew Masterson, che in due romanzi noir immagina che ai tempi nostri Gesù sia un malandato detective privato e spacciatore che si mischia ai derelitti della società per provare, se non a redimerli, almeno a mandarli nel regno dei cieli con il sorriso sulle labbra. In entrambi i casi i lettori apprezzano e in Australia la serie è diventata una fiction televisiva.
Meno pop e più visionario è il racconto di J. M. Coetzee che, benché alla sua maniera, non resiste alla tentazione di esercitarsi sul tema e così nel suo L'infanzia di Gesù
lo immagina bambino in un mondo post apocalittico: «Perché solo i più piccoli hanno ancora la forza di essere visionari». Resta in famiglia Colm Tóibín, che con
Il Vangelo secondo Maria si immagina un monologo della Vergine ormai invecchiata e intristita. Il breve testo finisce anche a Broadway, a dire il vero con poco successo, e
poi diventa, con maggior riscontro di vendite, un dvd letto da Meryl Streep.
In Italia si preannuncia un trionfo l'arrivo di una nuova edizione di Jesus Christ Superstar:
sul palco, oltre a Pau, frontman dei Negrita, e Shel Shapiro, ci sarà l'originale Gesù del primo musical: Ted Neeley, che in un'intervista conferma: «Certo questo ruolo ha condizionato la mia carriera. Ma è il ruolo più bello che possa capitare nella vita di un attore e di un uomo ». Perché quando non ci sono idee e soldi a sufficienza ci vuole un miracolo e nessuno è più competente del Figlio di Dio e soprattutto, come quasi urla alla fine di un dibattito tv alla Cnn il pastore Rick Warren, «il messaggio dei Vangeli è eterno e merita di essere ascoltato dal maggior numero di persone possibili: solo questo conta, il resto sono sciocchezze».

"QUANDO NON CI SONO PIÙ IDEE, SERVE UN MIRACOLO E CHI MEGLIO DI LUI?"


Enzo Bianchi per "la Repubblica"

La biografia di Cristo è uno specchio dell'umanità al di là della fede e dei tradimenti sul piano teologico Perché da duemila anni cristiani e non cristiani sentono il bisogno di raccontare o di riascoltare la storia di Gesù di Nazareth? Perché questa singolarità di Gesù tra i grandi maestri iniziatori delle vie religiose?
La risposta potrebbe essere semplice: la sua singolarità di uomo-Dio attira certamente i credenti che diventano suoi discepoli, e la sua umanità così autentica ed esemplare intriga anche uomini e donne che non sono attratti da vie religiose. Mi sento di poter dire che quanti sono impegnati a cercare Dio (quaerere Deum) e quanti cercano l'uomo (quaerere hominem) si sentono attirati da Gesù Cristo.
Gesù non ha scritto nulla, ma altri hanno scritto di lui, hanno tentato dei ritratti, lo hanno narrato, e così ne hanno tramandato la storia: una narrazione plurale, che ha colto aspetti e accenti diversi nelle sue parole, che ha dato diverse interpretazioni delle sue azioni. Si pensi ai quattro Vangeli, agli scritti del Nuovo Testamento, ma poi a tanti altri tentativi, non ritenuti autentici dalla chiesa, ma che rappresentano comunque narrazioni "altre" di Gesù. Anche perché Gesù di fatto ha chiesto a chi voleva seguirlo di diventare lui stesso, con la propria vita, un suo narratore, capace di portare la buona notizia del Vangelo tra gli uomini: con la sua parola e la sua vita Gesù ha voluto narrare Dio agli uomini (
exeghésato: Gv 1,18), e ogni suo discepolo cerca lui pure di narrare agli altri la vita di Gesù. Narrazioni senza fine!
Ma la figura di Gesù e i testi dei Vangeli hanno sollecitato e sollecitano, ieri e oggi, letterati, artisti, registi anche dichiaratamente non cristiani. Perché? Se vi può essere un elemento di interesse a motivo di un mercato "religioso" che vende, vi sono però anche riletture e riscritture della figura di Gesù di alto spessore letterario e artistico (come dimenticare Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini?), che richiedono ben altra spiegazione. Mi pare che spesso esse si insinuano nella distanza, a volte sentita come abissale, esistente tra il Gesù dei Vangeli e la presentazione che per secoli ne è stata fatta in ambito ecclesiastico, per interessi dottrinali, teologici, morali, pedagogici. Spesso si coglie in queste riscritture una simpatia per Gesù e una denuncia dell'"addomesticamento" che di lui è stato fatto. Queste riletture non a caso oggi valorizzano la dimensione umana che per secoli a Gesù è stata negata a favore della sua qualità divina.
Si rilegge e si racconta di nuovo la vicenda di Gesù perché in essa si percepisce la presenza di un'umanità vera, profonda, semplice, praticabile: abbiamo bisogno di una nuova grammatica dell'umano, di riscoprire l'umano, di reimparare l'abc delle relazioni umane e delle pratiche di umanità. E la figura di Gesù, anche quando è rinarrata in maniera molto distante dal testo evangelico, appare come simbolo di umanità e di senso, appare indicatrice di una via che coglie l'essenziale dell'esistenza e aiuta a orientarsi nella vita.
In quest'opera di riattualizzazione della figura di Gesù viene paradossalmente e forse inconsapevolmente rimessa in valore l'originale dimensione della Bibbia, del Vangelo come specchio: specchio dell'umano che consente a chi vi si riflette di passare dal riflesso alla riflessione. In ogni secolo si è dipinto Gesù con i vestiti dell'epoca, attuando un'appropriazione del personaggio, una sorta di sua annessione alla contemporaneità.
È probabile che il recentissimo film Son of God presenti tratti molto discutibili sul piano storico o teologico; può darsi che in esso abbondino elementi banalizzanti; può darsi che l'industria editoriale e quella cinematografica vedano in Gesù un marchio che rende e poco più. Ma il fatto che si continui a ritornare a questa figura è indicativo di una sete che l'uomo, nonostante tutto, non riesce a placare ad altre fonti.
È il segno di un bisogno di verità, di umanità, di servizio agli altri, di amore, tratti che caratterizzano il fascino e la simpatia suscitati universalmente e trasversalmente, tra cristiani e non cristiani, dalla figura di papa Francesco. È anche vero che su Gesù si sono fatte e si fanno molte proiezioni, a seconda delle stagioni culturali, e così viene ideologizzato di volta in volta come un Gesù hippy, un Gesù rivoluzionario, un Gesù guru, e significativamente oggi addirittura come un Gesù culinarius, esperto di cucina. Ma questi sono dei Gesù manufatti per il nostro consumo, non è il Gesù dei Vangeli!
Secondo i Vangeli Gesù un giorno ha chiesto ai suoi discepoli: «Chi dite che io sia?». A quella domanda gli uomini e le donne di oggi tentano e ritentano di rispondere con passione, mai con indifferenza. Oggi Dio interessa poco le nuove generazioni, la Chiesa può anche sembrare un ostacolo alla fede: ma Gesù Cristo continua a intrigare e ad affascinare.

mercoledì 12 marzo 2014

cardinale KASPER sulla comunione ai divorziati e la misericordia

 Una apertura importante sulla Comunione ai divorziati è stata fatta dal cardinale tedesco Walter Kasper. Rivedere la posizione tradizionale della Chiesa in materia di Comunone ai divorziati risposati
non è contro la morale né contro la dottrina ma piuttosto a favore di una applicazione realistica della dottrina alla situazione attuale”
ha detto il card. Walter Kasper a Paolo Rodari che lo ha intervistato per Repubblica:
“La Chiesa può trovare una nuova strada affinché un divorziato risposato, dopo un periodo penitenziale, venga riammesso ai sacramenti. La mia non è una posizione lassista, bensì che intende riconoscere come tramite la penitenza chiunque può ricevere clemenza e misericordia. Ogni peccato può essere assolto. Infatti, non è immaginabile che un uomo possa cadere in un buco nero da cui Dio non possa più tirarlo fuori”.
Paolo Rodari fa notare al cardinale Kasper una apparente contraddizione:
“Mentre scrive che occorre rafforzare la famiglia propone un approccio più tollerante verso le famiglie in difficoltà. In merito, pensa che la dottrina possa cambiare?
La risposta è doppia:
“La dottrina non può essere cambiata”.
Però:
“Tuttavia, a parte il fatto che esiste uno sviluppo della dottrina che va sempre tenuto in considerazione, e cioè l’evidenza che essa non è una laguna stagnante quanto un fiume che scorre, una tradizione che vive insomma, occorre anche distinguere bene fra ciò che è dottrina e ciò che invece è disciplina. Tutti i Concili ecumenici prima del Vaticano II hanno fatto questa differenza fondamentale, riconoscendo che la disciplina può cambiare quando le situazioni mutano. In merito ai divorziati risposati, ad esempio, fra il Codice del 1917 e il nuovo del 1983 ci sono sviluppi nella disciplina importanti. E, dunque, oggi si può ulteriormente fare nuovi passi in merito. Del resto è il Papa a chiedere dibattito, anche se c’è chi vuole fermarlo”.
Lo scontro è forte dentro le alte gerarchie, il muro ideologico dei vecchi preti è apparentemente invalicabile e Papa Francesco si muove con prudenza, un conto sono i pedofili, uno conto sono i divorziati.
Chiedere nuove soluzioni per i divorziati risposati è contro l’insegnamento della Chiesa?
“Non è contro la morale né contro la dottrina, ma piuttosto afavore di un’applicazione realistica della dottrina alla situazione attuale. La Chiesa non deve mai giudicare come se avesse in mano una ghigliottina, piuttosto deve sempre lasciare aperto il varco alla misericordia, una via d’uscita che permetta a chiunque un nuovo inizio”.
[...]
La Chiesa ha bisogno di più misericordia?
“L’amore è il centro del Vangelo e anche dell’Antico Testamento dove Dio placa continuamente la propria giusta e santa ira e manifesta al suo popolo, nonostante la sua infedeltà, la propria misericordia affinché abbia una nuova possibilità di conversione. Dall’Esodo ai Salmi il Dio dell’Antico Testamento è “misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore””.
Che fase si è aperta nella Chiesa con l’elezione di Francesco?
“Penso che si sia definitivamente aperta la fase della piena ricezione del Vaticano II. L’idea di una Chiesa povera per i poveri, infatti, tanto cara a Francesco, è già presente nei testi del Concilio, seppure per anni il tema sia stato poco sviluppato”.
Cosa pensa della rinuncia di Benedetto XVI?
“Con la rinuncia egli non è più Papa nel senso giuridico. Anche se io stesso, quando lo incontro, continuo a chiamarlo Santo Padre come è giusto che sia. Vedo oggi la sua rinuncia come un gesto molto umile. Dopo il Vaticano II abbiamo imparato ad avere nelle nostre diocesi i vescovi emeriti. E ora abbiamo imparato anche ad avere un Papa emerito a cui è subentrato a tutti gli effetti un successore. Anche nella società civile è così: un ex presidente della Repubblica, ad esempio, continua a essere chiamato “signor presidente” seppure non sia più in carica. Benedetto, poi, tutto vuole essere tranne che un secondo Papa. E, anzi, il rapporto che mi sembra si sia instaurato con Francesco è un esempio per tutti i vescovi su come ci si debba relazionare nei confronti dei propri predecessori e viceversa. Ho grande stima di Ratzinger e amicizia. Qualche giornale in passato ha giocato a contrapporci, mentre non ci sono mai state divergenze fra noi, soltanto accenti teologici in parte, ma mai del tutto, diversi. Tutto sono tranne che l’“alter ego” di BenedettoXVI”.

venerdì 31 gennaio 2014

Papa:adulterio è peccato,non un problema

''Il più grande peccato di oggi è che gli uomini hanno perduto il senso del peccato''.

Lo ha detto il Papa. Partendo dalla lettura sull'adulterio nella quale Davide si invaghisce di Betsabea, moglie di Uria,ha detto: ''Davide si trova davanti a un grosso peccato", ma ''non gli viene in mente di chiedere perdono". Pensa invece a come risolvere il problema. "Tutti siamo tentati", ha aggiunto, se qualcuno dice:'io non ho mai avuto tentazioni,o sei un cherubino o sei un po' scemo".